Dopo lunghi mesi di assenza, ritorno nella mia cuccia sporca e disordinata per commentare un fatto di cronaca che ieri ha riempito le bocche già piene dei nostri amici politicanti di destra e sinistra: il pestaggio-stupro dei due cicloturisti olandesi alle porte di Roma.
Premetto, per chi non lo sapesse, che sono io stesso un cicloturista e che sono rientrato proprio ieri da una pedalata di 9 giorni e 750 km che dalla velenosa Brianza mi ha portato fino alla Maremma (maiala). In questo tour io e Pizumi (mia moglie, per i meno attenti) da Parma in poi ci siamo avventurati sugli Appennini e abbiamo campeggiato puntualmente nelle libere terre della rigogliosa campagna emiliana, sulle dolci e inebrianti colline del Chianti e per le insidiose salite della Val d’Orcia, in terre dimenticate dagli uomini ma sicuramente non da dio.

Ogni sera il copione è lo stesso: si pedala finché ce la facciamo finché, al calar del sole o della stanchezza, chiediamo rifugio a qualche famiglia contadina o nelle addiacenze di qualche campo libero. Pianatiamo la nostra tendina nei pressi della loro abitazione e, dopo un lungo sonno corroborante e un’abbondante colazione, al sorgere del sole rimontiamo in sella per andare incontro alla tappa successiva.
Campeggi in quelle zone se ne vedono pochi e il campeggio libero è una gradevole scelta obbligata. Ad ogni calar del sole, un pensiero si fa ountualmente strada nelle nostre menti: e se adesso viene qui un gruppetto di ragazzi sbronzi e stronzi e ci riempie di botte per rubarci la macchina fotografica e la mia nobile sella in cuoio inglese?
Poi il pensiero si assottiglia, soggiunge il sonno, un sonno attento ad ogni piccolo rumore proveniente dal mondo al di fuori del nostro sacco a pello e della tenda.
Ogni mattina, mentre celebriamo la cerimonia del riempimento delle borse, un altro pensiero si fa strada nelle nostre menti: e se mentre percorriamo la statale un automobilista sprovveduto o stanco facesse filotto con noi e con le nostre cavalcature d’acciaio?
Queste sono le domande che accomunano tutti i cicloturisti.
Anche la risposta è la stessa: se capita, pazienza.
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Ogni cicloturista è costretto sempre a portarsi dietro tutto quello di cui ha bisogno: il tetto, la cucina, la camera da letto, il salotto, la stanza da bagno, il guardaroba e una grande dose di amore e curiosità nei confronti del mondo circostante.
Essere cicloturisti significa credere fermamente alla generosità del prossimo, al fatto che sei hai sete qualcuno di darà da bere, che se bussi ti apriranno: alla bontà del genere umano.
Noi cicloturisti siamo esttamente il contrario di coloro che desiderano auto sempre più grandi per difendersi dal mondo esterno; noi vogliamo entrare nel mondo e sentirlo il più vicino possibile fino a farlo entrare dentro di noi sotto forma dell’odore dell’aglio soffritto dalla signora Anna di Busseto, del belato delle pecore di Pievepelago, del sapore delle more di Cinigiano. Vogliamo esperire la bellezza del mondo in ogni singolo istante.
Però il male esiste e alle volte ci tocca pure vedere la faccia brutta del mondo.
Per questo motivo, io mi sento di appoggiare la tesi del sindaco di Roma, Alemanno, quando dice che i due Olandesi se la sono andata a cercare, ma non nel momento in cui hanno scelto il luogo dove accamparsi (quello, alle volte, non te lo scegli, ti capita), ma nel momento in cui sono usciti di casa per quel tour.
La sicurezza assoluta non esiste, con buona pace della destra e della sinistra, ma esiste la fiducia nel prossimo e la speranza che domani possa essere ancora un giorno magnifico da vivere appieno e il rischio fa parte del gioco.
Ulisse è caduto alle Colonne d’Ercole per non aver dato ascolto alla ragione dei più, ma solo al proprio desiderio di conoscenza. Fatti non fummo...
CONCLUSIONE
(da bar dello sport)
La bagarre che si è scatenata intorno a questo evento è solo aria.
L’aria uscita dalle gole dei nostri amminstratori che preferiscono litigare sull’origine dell’uovo e della gallina piuttosto che cooperare per trovare un sistema per uscire dalla merda in cui ci troviamo al momento.